ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma
ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma

Gen. C.A. Giacomo CARBONI.

CARBONI, Giacomo. - Nacque a Reggio Emilia il 29 apr. 1889, da Giovanni e Clarinda Longinotti, in una famiglia di tradizioni risorgimentali. Dopo aver intrapreso gli studi di medicina, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza nella quale si laureò. Frequentò l'Accademia militare di Modena, dove acquisì nel maggio 1912 il grado di sottotenente. Prese subito parte come volontario alla guerra di Libia nel 5° reggimento alpini e il 17 luglio 1913 fu nominato tenente per meriti di guerra. Quindi, come capitano dal 1° sett. 1915 e come maggiore dal 13 sett. 1917, prese parte alla prima guerra mondiale, nel corso della quale fu decorato con la croce dell'Ordine militare di Savoia.

Tenente colonnello dal 31 marzo 1926, il C. fu protagonista di una missione riservata che gli valse la promozione a colonnello per meriti eccezionali (7 maggio 1931). Durante la guerra d'Etiopia fu assegnato al comando dell'810 reggimento fanteria (1° nov. 1936-25 ag. 1937). Promosso generale di brigata il 1° luglio 1937, fu nominato vicecomandante della divisione Cacciatori delle Alpi.

Nella complessa e non sempre chiara rete di rapporti tra le massime cariche militari, le gerarchie fasciste e gli ambienti della Corona, il C. era particolarmente vicino a Galeazzo Ciano, che nel suo diario, ne riconosce l'ingegno e ne raccoglie le spregiudicate e realistiche opinioni anche in relazione (maggio 1939) alle condizioni degli armamenti italiani ritenute dal C. disastrose.

 

Carboni con Ciano

 

Il 3 nov. 1939 il C. fu chiamato a dirigere il Servizio informazioni militari (SIM) e, in tale veste, nel gennaio 1940 svolse un'importante missione informativa in Germania per verificare le condizioni di quel paese cinque mesi dopo l'inizio della guerra (il 1° genn. 1940 era stato promosso generale di divisione). Nel settembre dello stesso anno, il C., del quale era noto l'atteggiamento antigermanico, dovette dimettersi dal SIM, anche per i contrasti insorti tra lui e alcuni generali, spalleggiati da Ciano e da Filippo Anfuso, circa l'organizzazione del servizio. Fu destinato al comando dell'Accademia militare di Modena e della Scuola di applicazione di fanteria (18 sett. 1940-1° dic. 1941) e quindi al comando della divisione di fanteria Friuli (2 dic. 1941-30 nov. 1942). Promosso generale di corpo d'armata (1° genn. 1943), fu inviato in Corsica quale comandante del VII corpo d'armata (25 gennaio-18 marzo 1943). Dopo il 25 luglio 1943 il C. era stato richiamato a Roma come comandante del corpo d'armata motorizzato. Nell'agosto Badoglio lo nominò commissario straordinario del SIM ed egli rimase a capo del servizio informazioni fino al 10 settembre, essendo nelcontempo incaricato della difesa della capitale da un prevedibile attacco tedesco all'annuncio dell'armistizio.

Nei giorni precedenti l'armistizio, il C. aveva preso contatti con esponenti dell'antifascismo romano allo scopo di promuovere un'iniziativa insurrezionale contro i Tedeschi. A tal fine era stata concordata la consegna di un certo quantitativo di armi a volontari civili, ma il piano non poté venire attuato sia perché i comandi militari rifiutarono di fornire le armi ai cittadini, sia perché quelle consegnate dallo stesso C. ad un gruppo di partigiani comunisti furono in parte fatte sequestrare dalla polizia. Venuta quindi meno la possibilità di un'azione concordata tra il fronte della Resistenza e le forze armate, toccava a queste ultime assumere l'onere di organizzare la difesa militare della città. Nello schieramento difensivo predisposto intorno alla capitale al fine di controllarne le principali vie d'accesso, al III corpo d'armata motorizzato, comandato appunto dal C., venne affidato il compito della difesa mobile esterna. La proclamazione dell'armistizio alla data dell'8 settembre, quattro giorni prima di quanto precedentemente indicato, sconvolse i piani. Le truppe schierate intorno a Roma, colte di sorpresa, non furono in grado di reggere efficacemente i primi decisi attacchi tedeschi. Nella notte tra l'8 e il 9 settembre, il C. fu convocato dal capo di Stato Maggiore dell'esercito e comandante della difesa di Roma, generale Roatta, che gli imparti l'ordine di far ripiegare le truppe al suo comando su Tivoli. Nel frattempo il re, il capo del governo Badoglio e gli alti comandi militari abbandonavano Roma.

Dopo aver dato disposizione che fosse eseguito l'ordine di Roatta, il C. si diresse a Tivoli in abiti civili con un'auto privata. Qui, secondo gli accordi, avrebbe dovuto attendere ulteriori ordini di Roatta ed essere raggiunto dalle sue truppe. Poiché invece non ricevette gli ordini attesi e dal momento che erano giunti a Tivoli soltanto alcuni reparti, il comando dei corpo motorizzato "acquistava - a giudizio del C. - il diritto di considerarsi isolato, autonomo e privo di ordini superiori" (La battaglia di Roma, p. 140). Di conseguenza, ritenuta impraticabile la disposizione di Roatta di orientarsi in direzione dell'Abruzzo, il C. considerò opportuno ingaggiare direttamente il combattimento con le truppe tedesche, al fine di logorarle e distoglierle dall'intervento contro lo sbarco alleato a Salerno. Rientrato a Roma, il C. impartì pertanto ordini per impiegare in questo senso le divisioni Ariete e Piave, aggiungendo le sue truppe ai volontari civili che si opponevano strenuamente ai Tedeschi nelle zone di porta S. Paolo e della passeggiata Archeologica. Convocato al ministero della Guerra, dove il generale Caviglia aveva già preparato l'armistizio con i Tedeschi, il C. rifiutò di apporre-la firma e decise di abbandonare la lotta aperta per passare a quella clandestina.

È soprattutto per le responsabilità delle quali il C. fu investito dopo l'8 settembre e per le polemiche sulla mancata difesa di Roma, che la sua figura ha assunto rilievo storico. La ricostruzione degli avvenimenti fornita reiteratamente dallo stesso C. contrasta, infatti, con le risultanze della Commissione d'inchiesta per la mancata difesa di Roma, nominata nel settembre 1944 dal Consiglio dei ministri dei governo Bonomi e presieduta d'ufficio dal sottosegretario Mario Palerma. Questa riconobbe precise responsabilità personali dei C.: l'impreparazione delle truppe a lui sottoposte, che nel momento decisivo avevano limitate capacità di movimento e scarse riserve di carburante; l'essersi egli allontanato in abiti civili dal suo comando, abbandonando di fatto i suoi uomini; l'aver sollecitato trattative di resa ai Tedeschi.

Sulla base di queste accuse, la Commissione d'inchiesta chiese il deferimento del C. (in congedo assoluto con decreto luogotenenziale 1° marzo 1945) al Tribunale militare di Roma, che non ritenne tuttavia provati i capi d'accusa (abbandono di comando e resa) e lo assolse con formula piena con sentenza del 19 febbr. 1949. Nonostante ciò, il C. non fu reintegrato nel servizio attivo in quanto venne subito avviata un'altra inchiesta (detta "di discriminazione", per esaminarne il comportamento durante il regime fascista sotto il profilo politico), inchiesta che si concluse con la conferma dei collocamento del C. in congedo assoluto. Nel 1951, per disposizione governativa, tale provvedimento fu annullato e fu deciso il trasferimento del C. nella riserva.

Al di là delle vicissitudini giudiziarie (il cui significato non è del tutto chiarito e che non dettero al C. completa soddisfazione), egli fu oggetto per molti anni di una campagna di stampa che, secondo più studiosi, mirava a caricare personaggi minori delle responsabilità ben più ampie, politiche e militari, del disfacimento dell'esercito. Nei confronti del C. - che, secondo il Pieri (p. 409), "in condizioni disperate [aveva] nobilmente contribuito a salvare l'onore d'Italia" - sarebbe stato montato "un vergognoso e coordinato linciaggio" (Rochat-Massobrio, p. 312).

Per parte sua il C. continuò ad intervenire nella polemica con articoli e libri di memorie: Io credo, s. l. né d.; L'armistizio e la difesadi Roma. Verità e menzogne, Roma 1945; La verità sulla difesa di Roma, s. l. 1945; L'Italia tradita dall'armistizio alla pace, Roma 1947; Difesa di Roma e inchiesta sulla "mancata" difesa di Roma, ibid. 1947; Più che il dovere. Storia di una battaglia italiana (1937-1951), ibid. 1952 (riedito come Memorie segrete 1935-1948. "Più che il dovere", Firenze 1955); Le verità di ungenerale distratto sull'8 settembre, Roma 1966; La battaglia di Roma, in Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, I, Milano 1968, pp. 139-41. Dei suoi scritti militari di altro carattere ricordiamo: Sotto il segno di Marte. Panorama letterario tecnico-militare italiano e straniero sull'ultimo quinquennio, Torino 1933; La conquista delle Alpi di Fassa, Roma 1935, L'Italia nella politica militare mondiale, Firenze 1954. Alla fine degli anni Trenta diresse la collana editoriale "Biblioteca militare Le Monnier".

Il C. morì a Roma il 2 dic. 1973.

Tratto da Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

 

 

Eventi

Mostra "Vite di IMI".

E' aperta la mostra "Vite di IMI - Internati Militari Italiani". Si tratta di un'esposizione storico-didattica tesa ad illustrare la vita degli oltre 600mila militari italiani deportati e internati nei lager tedeschi e della loro “Resistenza senza armi”.

Tutte le info sul sito: http://www.anrp.it/mostra/01mostra.html

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