ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma
ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma

GLI ORDINI DURANTE LA NOTTE TRA L’8 E IL 9 SETTEMBRE.

L'ordine delle 05:15 così come ricevuto dalla Div. Re e firmato dal suo Capo di S.M. T.Col. Musco.

 

 

Le prime notizie che giungono nelle ore serali dell’8 Settembre sono rassicuranti: all’ambasciata germanica bruciano documenti, alcune unità distruggono le infrastrutture affidatigli (stazione radio alla Giustiniana).

In breve le notizie virano in negativo: Piacenza e 220^Div. Costiera disperse, Granatieri sotto pressione e in difficoltà, unità germaniche a Tor Sapienza sulla Via Prenestina (notizia che si rivelerà falsa). Alle ore 02:10 il Capo di S.M. Genarale, Gen. Ambrosio, faceva trasmettere il seguente messaggio al Comando Sud Germanico: “Atteggiamento divisione paracadutisti Pratica di Mare assume contegno ostile verso di noi. Richiamo attenzione codesto comando su tale fatto, che ci obbligherebbe a rispondere analogamente, mentre è nelle nostre intenzioni tenere nei vostri riguardi una condotta pacifica”. Tale messaggio veniva trasmesso mentre già i combattimenti sul fronte della Piacenza e della Granatieri avevano già dato la misura delle intenzioni germaniche, ma al nostro Comando Supremo si continuava a tergiversare, continuando a credere possibile una soluzione pacifica e a una ritirata dei germanici verso Nord. Come diretta conseguenza della suddetta convinzione, veniva altresì rifiutata dal Gen. Ambrosio la proposta di attivare la Memoria O.P.44 Promemoria 1, fatta dal Gen. Utili di concerto con il Gen.Zanussi, che, anche se non risolutiva, avrebbe comunque costituito un minimo di direttiva anti-tedesca.

Il Gen. Roatta, Capo di S.M.del R.E., dopo aver accettato la proposta del Col. Salvi (Capo di S.M. del C.A.M.) di mandare rinforzi alla Granatieri (Reggimento Montebello-600°Grupp. Artiglieria Semovente dell’Ariete), si recava alle ore 04:00 da Badoglio delineando una situazione a tinte fosche (Roma non era a suo dire difendibile) e suggerendo che il Re e il vertice politico-militare si mettessero in salvo. Roatta dava alle ore 05:15 al Gen. Carboni (che intanto era arrivato al Min. della Guerra, dove alloggiava Badoglio e la famiglia reale trasferitasi dal Quirinale) un ordine cosidetto “sul tamburo” scribacchiato con un lapis su un pezzo di carta, che più o meno diceva che la Piave e l’Ariete dovevano concentrarsi nella zona di Tivoli “fronte a est” (il nemico si trovava ad ovest), che il ripiegamento doveva avvenire a scaglioni e con ordine e che, infine, tutte le truppe presenti a Roma passavano al comando del C.A.M., ossia del Gen. Carboni. Il tutto era preceduto da una frase che la diceva lunga sulla volontà di difendere Roma “Vista l’impossibilità di difendere Roma”. Il Carboni portò l’ordine al suo comando suscitando la costernazione del suo Stato Maggiore. Il Col. Salvi esclamò: “Quest’ordine è una pazzia!” L’ordine fu confermato, in qualche modo aggiustato per essere inviato e, alla fine, veniva siglato dal Sottocapo di S.M.R.E. De Stefanis che fece correggere fronte ad est con fronte ad ovest. Alle ore 05:10 partirono le autovetture del corteo reale, alle 07:00 partirono le autovetture dello Stato Maggiore e dei Ministri, imboccando la Via Tiburtina, l’unica strada apparentemente libera e percorribile.

Il Gen. Ambrosio, il Gen. Roatta abbandonavano Roma.

Lo S.M.R.E. si sbandava totalmente, nessuno rimaneva al proprio posto, nemmeno i Sottocapi di S.M.. Gli Stati Maggiori della R.A. e della R.M. viceversa rimanevano presidiati dai rispettivi Sottocapi.

Il Gen. Carboni, indossati abiti borghesi, si eclissava, dichiarando “precedo il mio comando a Tivoli”. Non fu più visto fino alle ore 14:00 del 9 settembre.

In poche ore la difesa di Roma rimaneva senza vertice e senza ordini. Rimanevano al loro posto a Palazzo Caprara, sede del Min. della Guerra, il Ministro Sorice e il M.llo Guariglia e il Gen. Barbieri del C.A. di Roma; i Comandanti delle Divisioni sul campo rimanevano al loro posto.

 

 

 

Secondo il Cap. Arrighi, allora Capo Ufficio Operazioni del C.A.M., che ricevette e visse in prima persona l'ordine delle 05:15 impartito da Roatta,

 

"Questo è l’ordine che ha segnato la rovina di tutta la difesa di Roma e rappresenta l’estremo smarrimento dei nostri Capi militari".

Leggiamo il suo rapporto di quei giorni ritrovato dal nipote tra le sue carte, una testimonianza davvero lucida ed esemplare.
Memoriale Cap. Arrighi
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Eventi

Mostra "Vite di IMI".

E' aperta la mostra "Vite di IMI - Internati Militari Italiani". Si tratta di un'esposizione storico-didattica tesa ad illustrare la vita degli oltre 600mila militari italiani deportati e internati nei lager tedeschi e della loro “Resistenza senza armi”.

Tutte le info sul sito: http://www.anrp.it/mostra/01mostra.html

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