ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma
ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma

Mappa delle unità Italiane e Tedesche a Roma e dintorni.

Lo schieramento italiano nella zona di Roma era un complesso di forze variegato ma senz’altro di notevole capacità militari se visto nel suo complesso. I tre Corpi d’Armata che lo componevano avevano tre differenti funzioni:

  • il C.A.M., Corpo d’Armata Motorizzato, con compiti di manovra, ossia di fornire una massa di manovra corazzata e motorizzata, di fatto a contrasto della 3^ Divisione Panzergrenadieren germanica schierata a nord di Roma.

  • Il XVII° Corpo d’Armata, posto nel quadrante sud con compiti antisbarco (contro gli Alleati) ma di fatto posto a contrasto della 2^ Divisione Paracadutisti schierata a Pratica di Mare.

  • Il Corpo d’Armata di Roma, con compiti di presidio e di ordine pubblico.

Già l’aver spezzettato le forze in tre comandi autonomi e non riuniti sotto un unico comandante, da la misura concreta delle difficoltà di coordinamento che si sarebbero incontrate in caso di combattimento. Difatti lo S.M.R.E. aveva avocato a sé il comando dei tre C.A. ma praticamente poco o nulla fece per esercitarlo. In sostanza lo schieramento italiano si componeva di un anello esterno che circondava da ogni lato la capitale e di un anello interno composto da semplici posti di blocco.

Di seguito i dettagli delle unità componenti i tre Corpi d’Armata:

  • Il C.A.M., Corpo d’Armata Motorizzato, al comando del Gen. di C.A. Giacomo Carboni, creato il 25 Luglio con lo scopo di difendere Roma da attacchi tedeschi; lo componevano le seguenti unità:

    • 135^Divisione Corazzata “Ariete II” comandata dal Gen. Cadorna, schierata lungo la direttrice Monterosi-Manziana sul bordo settentrionale del Lago di Bracciano a sbarramento della via Claudia e Cassia. Notevole complesso di forze corazzate (circa 250 tra carri, semoventi, autoblindo).

    • 10ª Divisione di fanteria motorizzata "Piave", comandata dal Gen. Tabellini, distribuita ad arco immediatamente a nord della città, tra la località di Ottavia sulla Via Trionfale, la Giustiniana sulla via Cassia e le due sponde del fiume Tevere, tra Via Flaminia e Cassia nei pressi di Castel Giubileo a sbarramento delle vie Flaminia, Tiberina e Salaria. Divisione totalmente motorizzata e molto motivata.

    • 136^ Divisione Corazzata “Centauro II” (ex 1^ Divisone Corazzata M), comandata dal Gen. Calvi di Bergolo, genero del Re (aveva sposato Jolanda di Savoia), composta prevalentemente da ex camice nere, ancora in addestramento e ad equipaggiamento ridotto; era dotata di carri armati di Carri Mark III e Mark IV e di artiglierie da 88 con istruttori tedeschi. Da sfatarsi il mito che disponesse di carri “Tigre”. Disposta ad arco a oriente del centro, lungo la Via Tiburtina, tra le località di Lunghezza e Monte Celio poco a occidente di Tivoli.  Di fatto non schierata, posizionata nelle suddette località a scopo addestrativo. Questa divisione era considerata, a torto o a ragione, infida e pronta a collaborare con i tedeschi; per tale motivo tutti gli ufficiali superiori erano da poco stati sostituiti e si stava provvedendo al rimpiazzo degli ufficiali inferiori e all'amalgama dei reparti.

  • Il XVII Corpo d’Armata, al comando del Gen. di C.A. Zanghieri. Era composto dalle seguenti unità:

    • 21^ Divisione di Fanteria “Granatieri di Sardegna” comandata dal Gen. Solinas, disposta ad arco su un sistema di 13 caposaldi (cinta periferica esterna), immediatamente sul fianco meridionale della città, a controllare le vie Aurelia, Portuense, Ostiense, Laurentina, Ardeatina, Appia, Tuscolana, Prenestina, Casilina e Collatina. Una parte delle forze presidiava 15 posti di blocco della “cintura di sicurezza interna”. Divisione dalle solide tradizioni e molto combattiva.

    • 103^ Divisione di Fanteria Autotrasportabile "Piacenza", comandata dal Gen. Rossi, disposta nel quadrante sudoccidentale della campagna romana, tra via Ostiense e via Appia, a mezza via tra il lido di Ostia e Genzano-Velletri. Schierata in una serie di caposaldi non collegati tra loro e fondamentalmente poco razionali ed efficaci. Sulla carta una discreta unità ma verrà annientata in poche ore.

    • 13^Divisione di Fanteria "Re", al comando del Gen. Traniello, aveva in arrivo all’8 Settembre due battaglioni di fanteria schieratisi a nord di Roma al posto della Div. Piave.

    • 7^ Divisione di Fanteria “Lupi di Toscana” al comando del Gen. Cappa, un battaglione schierato sulla via Aurelia a ridosso di Ladispoli sul litorale tirrenico nord. All’8 Settembre il resto della Divisione era in affluenza dalla Francia.

    • 220^ Divisione Costiera, al comando del Gen. Santandrea, dislocata alla foce del Tevere nella zona di Ostia-Fiumicino con compiti di difesa costiera su un fronte di 180 km. Forza complessiva di 4000 uomini con efficienza assai scarsa e nulla mobilità.

  • Corpo d’Armata di Roma, al comando del Gen. Barbieri. Era composto dalle seguenti unità, tutte dislocate in Roma:

    • 12^ Divisione di Fanteria “Sassari”, al comando del Gen. Zani, dislocata all’interno della città, presidiava località particolarmente importanti (Quirinale, Viminale, Ministero della Guerra, ecc.). Unità di fanteria molto provata, adatta a compiti statici.

    • 4°Reggimento Carristi, buon complesso di forze corazzate e blindate.

    • 2° Reggimento Bersaglieri.

    • Squadroni del Reggimento “Genova Cavalleria”.

    • P.A.I., Polizia d’Africa Italiana, Colonna “Cheren”, composta da tre Battaglioni, tutti motorizzati od autotrasportati.

    • Regi Carabinieri, Battaglione Lazio, Roma ed Allievi.

    • Regia Guardia di Finanza, Legione Territoriale e Legione Allievi.

    • Truppe al deposito, si trattava di reclute non ancora impiegabili in combattimento, presenti in varie caserme e depositi.

    • Truppe autonome, è il caso della compagnia paracadutisti del X° Reggimento Arditi che era destinata alla difesa della sede del S.I.M.

In sostanza la difesa si concretizzava in un “anello esterno” (Ariete II-Piave-Centauro II a Nord, Granatieri e Sassari a Sud) che in teoria avrebbe dovuto costituire una sorta di fascia di sicurezza della capitale e in un “anello interno” , costituito da “posti di blocco”, con funzioni di ordine pubblico (più che militari).

A fronte di un’apparente efficacia (la capitale sembrava interdetta su tutte le direttrici), erano però evidenti dei gravi difetti nello schieramento:

  • Nessuna difesa a linee successive (profondità); una volta travolto uno sbarramento il nemico aveva via libera verso Roma;

  • Alcune unità (Piacenza-220^ Div. Costiera) erano schierate palesemente in funzione antisbarco (alleato) e quindi poco utilizzabili;

  • La “massa di manovra” costituita da Ariete II, Piave e Centauro in realtà aveva preso posizione fissa a Nord di Roma, venendo meno al concetto di “forza mobile”;

  • La Div. Granatieri, schierata in 13 caposaldi su un fronte di 28 km intorno a Roma, avrebbe dovuto realizzare una sorta di “miracolo” bellico, dovendo proteggere con due soli reggimenti di fanteria un fronte così esteso. Da notare, inoltre, la natura dei cosidetti “caposaldi”: un caposaldo, per essere definito tale, deve essere una posizione munita (apprestamenti protetti, trincee, posti d’osservazione, reticolati, ostacoli anticarro, campi minati). Nessuno di questi apprestamenti era presente nei caposaldi della Granatieri (nemmeno i reticolati) e gli stessi erano posizionati in modo tale che, data la distanza tra l’uno e l’altro, era possibile un’azione di infiltrazione negli spazi vuoti da parte nemica. Da alcune fotografie si riscontra solamente la presenza di muretti a secco sulle strade che obbligavano eventuali veicoli ad una marcia “a zig-zag”, il tutto finalizzato più ad una azione di controllo del traffico che bellica.

LO SCHIERAMENTO TEDESCO.

Le forze tedesche erano schierate intorno a Roma in due grosse masse a nord e sud, con l’evidente  scopo, in caso di necessità,  di prendere la capitale con un’azione a tenaglia. Tutte le forze erano alle dipendenze dell’Oberbefehlshaber Sud (O.B.S.) sito in Villa Torlonia a Frascati, comandato dal M.llo Albert Kesselring. Esse erano composte dalle seguenti unità:

  • 2^ Divisione Paracadutisti, comandata dal Gen. Ramcke, schierata nelle vicinanze dell’aeroporto di Pratica di Mare, di fronte alla Divisione "Piacenza". La divisione era stata aviotrasportata nel luglio dalla Provenza e aveva di fatto assunto il controllo dell'importante scalo aereo immediatamente a sud di Roma proprio l'8 settembre. L’organico era di c.a. 10.000 uomini, era totalmente sprovvista di mezzi corazzati e di armamento pesante.

  • 3^ Divisione PanzerGrenadieren, comandata dal Gen. Graser, disposta a fronteggiare la Div."Ariete II", nella zona di Orvieto-Montefiascone-Viterbo. Questa unità era stata rinforzata con elementi provenienti dalla 15^-16^-26^-29^Divisione raggiungendo un organico di c.a. 20.000 uomini. Disponeva di c.a. 40 cannoni semoventi e di c.a. 70 carri Mark III-IV in forza al Kampfgruppe Busing (Gruppo di combattimento assemblato ad hoc con forze di diverse armi sotto un unico comandante).

  • Gruppo Tattico “Frascati”, posto a difesa dell’O.B. Sud di Frascati, aveva in forza 2 battaglioni, supportati da elementi corazzati (cannoni semoventi Marder distaccati dalla 2^Div. Paracadutisti).

 

 

 

 

Eventi

Mostra "Vite di IMI".

E' aperta la mostra "Vite di IMI - Internati Militari Italiani". Si tratta di un'esposizione storico-didattica tesa ad illustrare la vita degli oltre 600mila militari italiani deportati e internati nei lager tedeschi e della loro “Resistenza senza armi”.

Tutte le info sul sito: http://www.anrp.it/mostra/01mostra.html

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