ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma
ROMA 8 SETTEMBRE 1943: La battaglia per Roma

Il Patto scellerato.

L’avvocato e giornalista Riccardo Rossotto ha pubblicato per la casa editrice Mattioli 1885 un piccolo volume intitolato “Il patto scellerato”.

Si analizza il presunto accordo tra Savoia e tedeschi che l’8 settembre 1943 avrebbe spianato la fuga al re e famiglia, in cambio della caduta di Roma, che se difesa efficacemente dalle nostre truppe avrebbe potuto rappresentare una testa di ponte per gli Alleati. Le direttive di Rommel, infatti, imponevano a Kesselring di abbandonare il Centrosud e ritirarsi verso le zone appenniniche tosco-emiliane. Un piano d’azione attentamente studiato, modificato nel giro di poche ore, sette, per la precisione, dalle 19,45 della proclamazione radiofonica dell’armistizio con gli Alleati alla decisione di lasciare Roma, alle 4,30 del 9 settembre, per Pescara, passando per la strada principale. Con la Wermacht che attaccava la capitale è credibile che la decisione di imboccare la Tiburtina possa essere stata presa così, casualmente, solo in base all’assunto che la Tiburtina fosse l’ultima strada libera dai tedeschi rimasta ?...oppure questa scelta seguiva un copione già scritto, anche perché la Tiburtina da Roma a Pescara non era affatto libera dai tedeschi ?

Lo scenario è il seguente: un percorso di 250 chilometri lungo la Tiburtina, da Roma al porto di Ortona, senza mai essere fermati dai tedeschi. Un corteo di automobili con a bordo più di 200 persone, re, regina ed erede al trono compresi. Lo stesso Umberto di Savoia si chiedette, confidandosi con il suo seguito, perché non fossero mai stati fermati, benchè fossero stati incontrati numerosi posti di blocco tedeschi.

Intanto, nessuno aveva provveduto a far diramare dal Comando Supremo italiano la memoria OP. 44, con le direttive in caso di armistizio. Per 48 ore le divisioni italiane dentro e fuori i confini nazionali restarono senza ordini, finendo distrutte dai tedeschi. Intanto potevano affluire rinforzi verso Salerno e i parà di Student e Skorzeny poterono facilmente liberare il Duce a Campo Imperatore, dove il personale di guardia italiano non sparò un solocolpo.

Sul periodico “la Folla”, legato a Giannini, il leader dell’Uomo Qualunque, venne avanzata fin dal maggio 1945. Poi il generale Carboni riprese a sviluppare quelle argomentazioni, per scrollarsi di dosso le colpe (che pure aveva) di non aver adeguatamente difeso Roma.

Nel 1964, Ruggero Zangrandi costruì un castello di indizi, coincidenze, sospetti senza però raggiungere alcun grado di certezza.

Del resto, fino all’ottobre 1966 gli atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la mancata difesa di Roma restarono segretati. Presidente era stato il comunista Mario Palermo. Il figlio Ivan, sull’Espresso, nel 1965 e poi l’agente americano nell’Urbe Peter Tompkins fecero sponda alla tesi del complotto peraltro senza ulteriori prove.

Il problema di questa tesi, seppur credibile, rimane sempre lo stesso: tanti indizi, tante coincidenze (forse troppe) ma mai riscontri, anzi, secche smentite e nessuna testimonianza diretta.

Il Prof. Raimondo Luraghi, intervistato da Luraghi, non mostra di aver mai creduto a un’intesa. Con decine di uomini coinvolti,  “prima o poi si sarebbe venuto a sapere. Invece nulla!”

La versione ufficiale racconta di un viaggio verso Pescara necessario, per sottrarre la Corona e il principe ereditario all’arresto da parte dei tedeschi. La riuscita del progetto fu attribuita solo alla confusione del momento e al fattore fortuna.

Quindi solo il caso ufficialmente, ma  650.000 uomini in Patria e all’estero furono catturati e deportati nei lager nazisti.

Tutte le coincidenze fortunate citate negli atti ufficiali inducono a pensare che il patto ci sia stato, rispettato da entrambe le parti, senza mai svelarlo nemmeno neI dopoguerra. Ci furono cinque fermate del convoglio reale (compresa una sosta al castello di Crecchio, dei duchi di Bovino): la parola d’ordine “ufficiali generali” apriva i posti di blocco tedeschi. L’unico ad ammettere nel dopoguerra qualcosa più di una coincidenza, fu il capitano Gerard: “una decina di auto in testa alla colonna avevano le tendine tirate. Non sapevo chi ci fosse, ma sapevo che chiunque fosse, poteva passare”.

Intervista sul tema a Riccardo Rossotto.

Eventi

Mostra "Vite di IMI".

E' aperta la mostra "Vite di IMI - Internati Militari Italiani". Si tratta di un'esposizione storico-didattica tesa ad illustrare la vita degli oltre 600mila militari italiani deportati e internati nei lager tedeschi e della loro “Resistenza senza armi”.

Tutte le info sul sito: http://www.anrp.it/mostra/01mostra.html

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